Fosse vero...
Oggi: solo lunga citazione (dal Velino, non me ne voglia Matteo, ma almeno è saggia...).
"Sappiamo praticamente tutto su come NON fare le riforme istituzionali. E’ stato un esercizio brillante, tradotto in dichiarazioni più o meno sensazionali, a partire dal 1976 (la Grande Riforma di Craxi), passando per la prima Bicamerale presieduta dal liberale Aldo Bozzi (1983-85), poi è toccato al duo democristiano-comunista De Mita-Iotti (1992-94), poi la Grande Occasione è arrivata al pidiessino Massimo D’Alema (che non ha saputo che pesci prendere), infine alla banda dei quattro saggi di Lorenzago della Casa delle Libertà. Questi ultimi la riforma la fecero davvero cambiando 56 articoli su 138, un po’ troppo per quel che rimaneva della sinistra e, forse, anche per i cittadini che la bocciarono grazie ad un referendum senza quorum e senza entusiasmo. Adesso, Berlusconi vuole riprovarci. E’ il caso di sottolineare quali sono le parole d’ordine inutili, da non pronunciare, e gli errori da evitare.
Primo: “cerchiamo un accordo con l’opposizione”. E’ assolutamente ovvio. Secondo: “se no, andiamo avanti da soli”. E’ altrettanto ovvio. Terzo: “le riforme si possono fare a (colpi di) maggioranza”. Certamente, sì. Quarto: “usiamo l’art. 138”. Elementare, senza quell’articolo, nessuna riforma. E allora? Il bivio mi pare che conduca, finalmente, da una parte, verso un disegno organico che, se i consiglieri di Berlusconi hanno imparato qualcosa dovrebbe essere costruito per pacchetti chiaramente separati: Stato-Regioni, forma di governo, magistratura, parlamento, su alcuni dei quali si potrebbe avere anche il consenso dell’opposizione e, comunque, su ciascuno dei quali chi non ci sta dovrà chiedere un referendum specifico. L’altra strada porta verso uno scambio che potrebbe essere vantaggioso per tutti: Popolo della Libertà, Lega, UDC, Partito Democratico, Italia dei Valori. Bisogna cominciare dalla legge elettorale, facendo tesoro della valutazione saggia e sobria di uno degli estensori, il Sen. Roberto Calderoli: è una porcata .
Esiste, credo, un minimo comun denominatore: una legge elettorale proporzionale con soglia di esclusione che non scoraggi il bipolarismo. Non ne sono un fan senza riserve, poiché preferisco di gran lunga il doppio turno francese, ma la legge elettorale tedesca, presa in blocco, è portatrice di grandi opportunità politiche per tutti gli attori partitici e, soprattutto, per l’elettorato che si vedrebbe restituito un po’ di sano potere di scelta, anche dei candidati, forse delle alleanze. Smussate le resistenze della parte intelligente del centro-sinistra, Berlusconi potrebbe procedere alle sue riforme con minori difficoltà. Quando lo scontro si farà più aspro, ad esempio, inevitabilmente, sulla magistratura, sarà poi il caso di riformare non soltanto quanto attiene ai processi penali, ma soprattutto a quelli civili che toccano da vicino, con le loro intollerabili lentezze, moltissimi cittadini. Allora, il Partito Democratico sarà interessato in qualche modo a collaborare e i magistrati dovranno fare la loro parte, smettendo di difendere la corporazione come se fosse tutta un luogo di eccellenza, per di più sapendo che non la è. Alla fine, la parola torni pure ai cittadini che avranno la spettacolare opportunità di imparare qualcosa sulla Costituzione venendo ampiamente informati su ciascuno dei pacchetti riformatori e saranno poi messi in condizione di scegliere il meglio dei pacchetti. Almeno sulla carta, mi sembra che siamo arrivati ad un punto di svolta che, a determinate condizioni, riuscirebbe a migliorare il sistema politico italiano. Laicamente (temo la reazione dei teo-dem…) e senza illusioni (ma anche senza pasticci e senza recriminazioni)."
(Gianfranco Pasquino, da il Velino, 21 Ott.)
Ps. continuo con citazioni dotte provienti dal centro-sinistra "dotto", sono la migliore dimostrazione di un Paese che ragiona e non ha bisogno del Prep (Partito Repubblica) ma di un partito democratico che ragioni sui problemi. Poi, mentre il Pdl si affretta a proporre nuove riforme (che sia per il Paese o per salvare le chiappe al Silvio, o per entrambi) il magnifico Capo del Pd, signor calza-azzurra, gli sbatte la porta in faccia e propone: "No a donne-oggetto. Una legge per tutelarne la dignità." Evvai!!!